Relazioni Familiari e Rappresentazioni di Attaccamento in Adolescenza

I presupposti teorici da cui siamo partiti in questo studio sono i seguenti:

E’ ancora controverso il modo in cui avviene il processo di interiorizzazione che comporta la costruzione del mondo mentale interno separato dalla realtà esterna e che consente di dare un significato alla propria esperienza, per cui va maggiormente esplorata sia la complessità secondo cui diversi tipi di eventi portano a diverse rappresentazioni interne, sia il modo in cui il bambino costruisce attivamente e con continuità i suoi modelli operativi delle relazioni.  La teoria dell’attaccamento dimostra piuttosto la sua attenzione per la dimensione relazionale a cui attribuisce

la funzione di organizzare il comportamento e sottolinea nel suo quadro concettuale l’importanza del legame di attaccamento nei confronti delle figure genitoriali contestualizzando i processi di interiorizzazione delle esperienze relazionali sotto forma di rappresentazioni mentali fin dalle prime fasi dello sviluppo, anche se possiamo ritenere un punto di accordo quello di considerare l’attaccamento come una delle molteplici motivazioni sottostanti i processi formativi del pensiero.

·Inoltre riteniamo possibile ampliare l’ottica delle relazioni diadiche per elaborare una concezione della famiglia “rappresentata” quale unità di analisi. Quest’ultima posizione è più vicina al concetto di modello operativo interno ripreso da vari autori tra cui Main (1985, 1991), Bretherton (1992, 1994), Zeanah (1987), solo per citare le figure più rappresentative che hanno ampliato ed arricchito l’ambito concettuale comprendendo rappresentazioni multiple organizzate in senso gerarchico che vengono attivate quando si interagisce con le persone che abbiano un ruolo particolare nel garantire la sicurezza dell’attaccamento.

· In questa prospettiva il concetto di famiglia rappresentata o “represented family) di cui parla Reiss (1989) può essere intesa come uno schema, un mosaico di rappresentazioni interne di come si configura la famiglia come insieme che cerca di cogliere l’intreccio e l’articolazione di reti relazionali.

In altre parole se le rappresentazioni interne sono “costruzioni” che esprimono il “punto di vista”, la teoria che gli individui hanno su di se sulle relazioni affettive per loro rilevanti, tale aspetto va forse complessualizzato nella direzione del concetto di “rifigurazione” (Stern, 1994) come creazione di vari mondi possibili, espressione di aspetti di ricombinazione e rimodellamento interno. La “rifigurazione” definisce il processo attraverso il quale si passa “dalla storia alla narrazione” vale a dire dalla rappresentazione dello schema di “essere con” legata all’interazione con l’oggetto e all’esperienza soggettiva che il soggetto ne ha ricavato, allo schema “dell’essere con” rifigurato attraverso le fantasie, i pensieri e le narrazioni che possono essere prodotte in condizioni diverse a seconda delle esigenze. Queste considerazioni indicano un idea più complessa e articolata dei diversi livelli e combinazioni presenti sotto la processualità delle dinamiche della formazione del mondo rappresentazionale interno e aggiungono maggiore attenzione al tema dell’unità rappresentazionale in cui si articola la relazione che può essere diadica, triadica, familiare. A tale proposito Sroufe (1991) sottolinea l’importanza di studiare oltre i modelli d’interazione, la funzione e gli obiettivi in base ai quali sono formalizzate le relazioni, poichè sono questi due elementi che determinano le costanti nell’interazione e che si configurano, pertanto, come rilevatori dell’affettività.

In questa prospettiva l’emergere del senso della famiglia deve essere inserita in un ecosistema costituito da fitte e ricche interazioni tra il bambino e i suoi caregivers, tra persona e altro in cui si può parlare dell’emergere del senso dell’Io e del Tu, ma anche del senso del Noi o del Sè intersoggettivo nell’idea che memorie di astratti episodi generalizzati delle relazioni genitore-figlio così come sono stati vissuti vengono registrate ed elaborate in scenari nella forma mobile e plastica della rappresentazione familiare.

In seguito alla riformulazione dell’attaccamento come rappresentazione da parte di Bretherton (1992, 1995) e Main (1985, 1991, 1995) e di altri studiosi (Kobak e Sceery 1988; Benoit, Parker 1994; Van Ijzernoorn 1995; Steele et al. 1996) e in primo piano Fonagy (1994) l’elaborazione della teoria dell’attaccamento tende a rappresentare, in misura sempre più ampia significative aree di convergenza con quelle componenti della teoria psicoanalitica che privilegiano lo studio delle relazioni oggettuali (Main 1994; Fonagy et al. 1991). In linea con tale nuova prospettiva Fonagy (1994, 1995), si focalizza sugli aspetti intersoggettivi della cognizione che si sviluppa come parte di un processo mentale inizialmente condiviso tra bambino e genitore e che, successivamente, rimane nell’individuo come un aspetto relativamente stabile del suo funzionamento mentale capace di influenzare la qualità delle relazioni. La capacità di mentalizzare riguarda la capacità di vedere se stessi e e le altre persone in termini di stati mentali (sentimenti, convinzioni, desideri) e di riflettere sui propri e altrui comportamenti.

Tale elaborazione sembra aprire la strada a nuove prospettive anche dal punto di vista metodologico, cercando di integrare alle tecniche osservative quelle cliniche centrate sull’analisi delle rappresentazioni.

A questo riguardo va segnalata una ricerca della Main (1991) di particolare interesse a livello metodologico, nella quale l’autrice tenta di mettere a punto strumenti di rilevazione in grado di identificare i diversi modelli di attaccamento di soggetti in età evolutiva attraverso l’analisi delle modalità di rappresentarsi, da parte del soggetto i propri legami di attaccamento piuttosto che fondarsi esclusivamente sui dati comportamentali come è stato finora attuato (vedi la strange Situation della Ainsworth 1978). La proposta della Main è quella di introdurre tecniche verbali (intervista e racconti) e tecniche grafiche (disegno della famiglia, fotografia della famiglia) e di analizzare i testi sia grafici che verbali utilizzando criteri non solo di tipo contenutistico, ma anche di tipo formale basati ad esempio sulla fluidità-rigidità oppure sulla coerenza-incoerenza narrativa.

I risultati di queste ricerche più recenti (1993) se da una parte mostrano l’idea che i modelli interni si formano anche sulla base degli eventi sperimentati, dall’altra parte aprono una più proficua strada all’approfondimento dei modelli delle relazioni Sè-altro.

In altre parole ogni esperienza reale è organizzata intorno a significati e rappresentazioni di se, così come possibili modi di essere del Sè e i significati sono organizzati attorno a modelli di relazione condivisi (Mitchell 1988).

2. Obiettivi della ricerca: analisi delle configurazioni rappresentazionali della famiglia

A partire da queste premesse teoriche questa relazione prenderà in esame i dati relativi ad una indagine delle configurazioni rappresentazionali in un gruppo di 20 famiglie con l’obiettivo di poter “mettere a fuoco” un modello operativo di famiglia, una costellazione familiare o senso della famiglia, valutando la concordanza/discordanza tra la rappresentazione della famiglia dei genitori e quella del bambino.

Come sottolineano Simpson e Rholes (1998) la teoria dell’attaccamento è costituita da due principali componenti:

1) una componente normativa che cerca di spiegare modelli comportamentali specie specifici e stadi di sviluppo relativi all’attaccamento e 2) una componente che valuta le differenze individuali relative all’attaccamento e tenta di spiegare stabili deviazioni sistematiche dai modelli comportamentali di base e dagli stadi di sviluppo (Hazan e Shaver 1987; Simpson in corso di stampa).

Partendo dai lavori pioneristici della Ainsworth (1978) sulla ricerca dei modelli di attaccamento nella prima infanzia, Simpson e Rholes (1988) hanno inividuato due principali tradizioni di ricerca sulla teoria dell’attaccamento che valutano questi due aspetti principali (fig. 1): 1) la ricerca che valuta l’attaccamento all’interno delle famiglie nucleari, che si avvale dell’Adult Attachment Interview (Main, George e Kaplan 1985) per valutare i Modelli Operativi Interni dell’attaccamento e analizza la componente normativa della teoria e 2) la ricerca che studia le relazioni di attaccamento attuale con il gruppo dei pari e con i partners sessuali, che utilizza dei questionari autovalutativi che sono categoricamente basati sulle scale di attaccamento della coppia create da Hazan e Shaver (1987) e sviluppate successivamente da Collins e Read (1990) da Simpson e Rholes e Nelligan (1992) e altri e che si interessa delle differenze individuali dell’attaccamento.

Su queste premesse teoriche abbiamo cercato di unificare le due componenti sopracitate per creare un modello di lettura unificato che si avvalesse delle potenzialità relative ad ogni singolo modello di lettura.

Gli obiettivi che hanno guidato il nostro lavoro nella prospettiva generale tesa ad analizzare quella che abbiamo denominato configurazione rappresentazionale della famiglia, dove confluiscono aspetti della famiglia reale e di quella rappresentazionale, si possono così enucleare:

1. essendo il nostro campione costituito da una popolazione normale, senza particolari situazioni di rischio, i tre stili di attaccamento non si distribuiscano a caso, ma seguano gli andamenti medi riferiti dalla letteratura internazionale;

2. che ci sia una concordanza tra lo stile di attaccamento della coppia genitoriale che segua i parametri riportati dalla letteratura sull’argomento (Carli 1995);

3. che ci sia una concordanza tra lo stile di attaccamento dei partner della coppia genitoriale e quello dei figli;

4. in riferimento alle scale del DdF che si esprimono intorno ai concetti di valorizzazione/svalorizzazione, che ci sia una valorizzazione delle figure dei personaggi dei genitori e di sè stesso in relazione allo stile di attaccamento e una percezione della coppia genitoriale come più unita rispetto ad ogni singolo membro della famiglia nei soggetti Sicuri;

che ci siano differenze significative nella rappresentazione della famiglia come insieme in riferimento allo stile di attaccamento dei soggetti.

Soggetti

Il campione è costituito da 20 famiglie integre residenti nel Lazio, di condizione sociale e culturale disomogenea, con un figlio preadolescente (8-10/11-12 anni) bilanciati per sesso (Media del Campione = 11,2 anni; Media Maschi = 11,5; Media Femmine = 11,3 per un totale di 59 soggetti di cui 20 figli e 39 genitori (mancava un padre).

Metodologia

Sul piano metodologico, l’esplorazione del mondo rappresentazionale familiare viene analizzato attraverso una prospettiva narrativa grafica e verbale che si ricava dai dati raccolti dal disegno della famiglia (DdF) e dall’intervista sull’attaccamento in latenza (I.A.L.) somministrata ai bambini e dallo stile di attaccamento della coppia dei genitori valutato per mezzo del Questionario di Hazan e Shaver (1987). Sia ai figli che ai genitori è stato somministrato un differenziale semantico (Osgood et al. 1957) appositamente costruito, relativo allo stimolo “famiglia”.

In questa sede l’intervista è stata utilizzata come testo narrativo per trarre un’impressione globale sulla storia dell’attaccamento del soggetto sottolineando alcune connessioni che sembrano rilevanti ai fini di una lettura congiunta con i dati del disegno. L’accostamento dei due strumenti fa riferimento al concetto di modello narrativo che come sottolinea Stern (1989) a differenza dei sottostanti modelli operativi interni, costituisce l’aspetto cosciente, comunicabile, sociale e in quanto tale sperimentato per mezzo delle parole e fortemente correlato al livello cognitivo della fase di sviluppo.

Risultati

1) Distribuzione dei tre stili di attaccamento nel campione

L’intero campione (N=59) classificato secondo i tre stili di attaccamento si distribuisce come segue: 35 Sicuri (F=59%), 16 Distanzianti (Ds=27%), e 8 Preoccupati (E=14%). La distribuzione risulta significatamente non omogenea (Chi Q (2, N=59) = 19.559, p=.000), mentre non si differenzia in maniera significativa dalla distribuzione globale ottenuta su soggetti adulti (madri e padri) riportata in letteratura su campioni internazionali (Van Ijzendoorn e Bakermans-Kranenburg 1996).

In particolare il campione dei bambini (N=20) non mostra differenze significative con altri campioni in età evolutiva (Dazzi, De Coro, Ortu 1999): 12 soggetti Sicuri (F=60%), 5 soggetti Distanzianti (Ds=25%), 3 soggetti Preoccupati (E=15%) (Chi Q (2, N=20) = .947, n.s. tab.1).

Per quanto riguarda la variabile sesso, non sono state riscontrate differenze significative nella distribuzione dei maschi e delle femmine relativamente alle categorie generali dell’attaccamento nè nel campione totale (Chi Q (2, N=59) = O.73, n.s.) nè nel campione dei bambini (Chi Q (2, N=20) = 0.53, n.s.).

2) Concordanza tra stile di attaccamento del genitore e quello del figlio

Abbiamo così proceduto a valutare la concordanza tra lo stile di attaccamento del genitore e quella del figlio.

La concordanza tra lo stato mentale relativo all’attaccamento della madre è risultata del 75% (K=.468) per la sicurezza/insicurezza.

questo dato risulta in linea con studi effettuati in altri paesi dove oscilla tra il 70 e l’80%. Inoltre, mentre risulta piuttosto elevata la capacità predittiva dell’attaccamento Sicuro della madre (10 madri sicure su 12, pari all’83,3%, hanno bambini sicuri), questa risulta relativamente più bassa nel caso del modello Insicuro (5 madri insicure su 8, pari al 62,5%, hanno bambini insicuri) (tabella 2).

La concordanza relativa all’attaccamento tra padre e bambino invece, è risultata del 65% (K=.36), non raggiungendo tuttavia i livelli di significatività statistica.

3) Concordanza nello stile di attaccamento della coppia genitoriale

La concordanza nello stile di attaccamento della coppia, calcolato sulla base del questionario di Hazan e Shaver (1987), pur non raggiungendo la significatività statistica (K=.249) è del 60%, e si mostra in linea con i dati esistenti nella letteratura sull’argomento. Infatti 8 madri Sicure su 13, pari al 61,5% scelgono un partner con uno stile di attaccamento Sicuro, e 4 madri Insicure su 6 scelgono un partner con uno stile di attaccamento Insicuro (66,6%) (tab.2).

4) Concordanza tra le scale del DdF e gli indici di attaccamento

Per quanto riguarda la correlazione tra le Scale della Valorizzazione della coppia dei genitori rilevate per mezzo del DdF, i nostri risultati non raggiungono il grado si significatività statistica (Coeff. Kendall= .081, n.s.). Un dato interessante invece, si evidenzia dalla correlazione tra la Scala dei Legami dei genitori e lo stile di attaccamento dei bambini.

Le due distribuzioni infatti risultano significatamente non omogenee (Chi Q (1, N=20) = 4848 p<.05): il 75% dei bambini Sicuri disegna la coppia genitoriale come più unita rispetto ai bambini Insicuri, che invece nel 66% dei casi la disegnano come più distante).

5. Rappresentazione della famiglia in relazione allo stile di attaccamento

Al fine di analizzare la rappresentazione della famiglia in relazione allo stile di attaccamento è stata effettuata un’analisi fattoriale con il metodo delle Componenti Principali e per rendere maggiormente interpretabile la matrice fattoriale si è optato per una rotazione ortogonale (Varimax) (Tab. 3).

Da questa analisi sono stati estratti 4 fattori principali, che abbiamo così definito:

1. Dimensione dell’esperienza affettiva;

2. Dimensione della base sicura della famiglia;

3. Dimensione dell’esperienza orientata al raggiungimento dei compiti;

4. Dimensione dell’esperienza basata sul controllo.

Queste dimensioni sono state successivamente incrociate con la distribuzione degli stili di attaccamento del campione generale per verificare l’ipotesi di partenza tesa ad analizzare la rappresentazione delle relazioni familiari. I risultati hanno messo in luce una discontinuità nei due gruppi Sicuri versus Insicuri in relazione alla Dimensione dell’esperienza affettiva (F= 3.247 p<.05). I Sicuri hanno una percezione della loro famiglia come più amorevole e affettivamente disponibile rispetto agli Insicuri.

BIBLIOGRAFIA

-Ainsworth M. D. S. et al. (1978).

PATTERNS OF ATTACHMENT: A PSYCHOLOGICAL STUDY OF THE STRANGE SITUATION.

Hillslade, New Jersey: Erlbaum.

-Bretherton I. (1992)

“Le origini della teoria dell’attaccamento, John Bowlby e Mary Ainsworth” trad. it. in Carli L. (a cura di ) ATTACCAMENTO E RAPPORTO DI COPPIA Raffaello Cortina Editore, Milano 1995

-Bretherton I. (1994).

“Infant’s subjective world of relatedness: Moments feeling shapes, protonarrative envelopes and internal working models”

INFANT MENTAL HEALT JOURNAL 15, 36-41

-Bretherton I. (1995).

“Attachment theory and developmental psychopathology”

In Thomson R. SOCIOEMOTIONAL DEVELOPMENT (NEBRASKA SYMPOSIUM ). University of Nebraska Press.

-Benoit D., Parker K. (1994).

“Stability and transmission of attachment across three generations”

CHILD DEVELOPMENT 65, 1444-1456

-Carli L. (a cura di) (1995).

ATTACCAMENTO E RAPPORTO DI COPPIA.

Raffaello Cortina Editore, Milano.

-Collins N. L., Read S. J. (1990).

“Attaccamento adulto, modelli operativi e qualità della relazione in coppie di fidanzati”.

Trad. it. in Carli L. (A cura di) (Op. Cit.).

-Fonagy P., Steele H. e M., Moran G. S., Higgitt A. (1991)

“The capacity for understanding mental states: the reflective self in parent and child and its significance for security of attachment”

INFANT MENTAL HEALTH JOURNAL 13, 200-217

-Hazan C., Shaver P. R. (1987).

“Romantic love conceptualized as an attachment process”.

Trad. It. “L’amore di coppia inteso come processo di attaccamento”. In Carli L. (A cura di) (Op. Cit. ).

-Kobak R. R., Scerry A. (1988).

“Attachment in late adolescence: Working models, affect regulation, and perceptions of self and other”.

CHILD DEVELOPMENT 59; 135-146.

-Main M. (1985).

“An adult attachment classification system: its relation to infant-parent attachment”

Paper presented at biennal meeting of the Society for Research in Child Development, Toronto

-Main M. (1991).

“Conoscenza metacognitiva, monitoraggio metacognitivo e modello di attaccamento unitario (coerente) vs modello di attaccamento multiplo (incoerente): dati e indicazioni per la futura ricerca”.

In M. Parkes, J. Stevenson-Hinde, P. Marris, L’ATTACCAMENTO NEL CICLO DI VITA Il Pensiero Scientifico Editore, Torino 1995

-Main M. (1995).

“Attachment: overview with implications for clinical work”

In Goldberg S., Muir R., Kerr J. (a cura di) ATTACHMENT THEORY: SOCIAL DEVELOPMENT AND CLINICAL PERSPECTIVES Analytic Press, Hillsdale NY

-Main M., George C., Kaplan K. (1985).

ADULT ATTACHMENT INTERVIEW.

Manoscritto inedito. University of California.

-Mitchell R. (1988).

RELATIONAL CONCEPTS IN PSYCHOANALYSIS: AN INTEGRATION

Harward University Press, Cambridge. Trad it. GLI ORIENTAMENTI RELAZIONALI IN PSICOANALISI Boringhieri 1993

-Osgood C. E., Suci G. J., Tannenbaum P. H. (1957).

THE MEASUREMENT OF MEANING.

University of Illinois Press, Urbana.

-Reiss D. (1989).

“The represented and practicing family: contrasting vision of family continuity”.

In Sameroff A. J., Emde R. N. (Eds) RELATIONSHIPS DISTURBANCES IN EARLY CHILDHOOD. Trad. It. I DISTURBI DELLE RELAZIONI NELLA PRIMA INFANZIA Boringhieri Torino 1991.

-Simpson J. A., Rholes W. S. (1998)

“The influence of attachment styles on adult relationships”

JOURNAL OF PERSONALITY AND SOCIAL PSYCHOLOGY 69, 971-980

-Simpson J. A., Rholes W. S., Nelligan J. S. (1992)

“Support seeking and support giving within couple members in an anxiety provoking situation: the role of attachment styles”

JOURNAL OF PERSONALITY AND SOCIAL PSYCHOLOGY 62, 434-446

-Steele H., Steele M., Fonagy P. (1996)

“Associations among attachment classification of mothers, fathers and their infants”

CHILD DEVELOPMENT 67, 541-555

-Sroufe L. A. (1991)

“An organizational perspective on the self” In Cicchetti D., Beeghly M. (a cura di) THE SELF IN TRANSITION: INFANCY TO CHILDHOOD University of Chicago Press

-Stern D. N. (1989).

“La rappresentazione dei modelli di relazione: considerazioni evolutive”.

In Sameroff A. J., Emde R. N. (Eds) RELATIONSHIPS DISTURBANCES IN EARLY CHILDHOOD. Trad. It. I DISTURBI DELLE RELAZIONI NELLA PRIMA INFANZIA Boringhieri Torino 1991.

-Stern D. N. (1994).

“One way to build a clinically relevant baby”

INFANT MENTAL HEALT JOURNAL 15, 9-25

-Van Ijzendoorn M. H. (1995).

“Adult attachment representations, parental responsiveness, and infant attachment: A meta-analysis on the predictive validity of the Adult Attachment Interview”

PSYCHOLOGICAL BULLETTIN 117, 387-403.

-Zeanah C. H. (1987).

“Subjectivity in Parent-Infant Relationships: A Discussion of Internal Working Models”.

INFANT MENTAL HEALT JOURNAL Vol 8 (3); 237-251.

Menu