I servizi di fronte all’emergenza Covid19

I Servizi per le Dipendenze di fronte all’emergenza COVID-19: l’esperienza del Centro Terapeutico Riabilitativo “Stella Polare” ASL ROMA1.

La pandemia in corso da Coronavirus (SARS-CoV-2) si caratterizza per una sindrome respiratoria denominata COVID-19, un tipo di infezione virale sconosciuta fino a pochi mesi fa, con caratteristiche quali l’estrema contagiosità per via aerea e relativa rapidità di diffusione, l’assenza di cure specifiche e la possibilità di provocare quadri clinici severi e persino mortali.

Nel momento in cui scriviamo, i casi confermati nel mondo sono più di 6,5 Milioni, il virus ha causato 397.000 decessi e si è diffuso in 215 Nazioni (Fonte WHO) (1) l’impatto sulla realtà lavorativa, familiare e sociale di ciascuno di noi e dei nostri pazienti è stato ed è impressionante così come enormi le ricadute sul piano della riorganizzazione del servizio e delle offerte terapeutiche rivolte all’utenza.

Anche i contributi delle osservazioni scientifiche più recenti convergono su questo punto, in ogni parte del mondo i professionisti della salute mentale hanno dovuto ristrutturare le loro modalità di lavoro, con conseguenze sul piano dell’offerta di trattamento e sulla salute delle persone ancora non pienamente evidenziate, tanto che è possibile supporre un grande aumento nel prossimo futuro di richieste di intervento psichiatrico e psicologico (2).

All’interno della vasta area dei disturbi mentali i pazienti che presentano problematiche legate all’addiction rappresentano una popolazione particolarmente vulnerabile in una fase epidemica, per motivazioni sia dirette che indirette (3).

I dati provenienti dai ricercatori cinesi (4) che per primi hanno dovuto affrontare il virus evidenziano che in caso di patologie respiratorie la mortalità dei pazienti Covid-19 sale dal 2,3% di base al 6,3%.

Le persone con un Disturbo da Uso di Sostanze (DUS) che prediligono una modalità di assunzione di tipo inalatorio, sovente presentano questo tipo problematiche associate a infiammazioni croniche, broncopneumopatie, compromissione polmonare (5).

Il Covid-19 può incrementare il rischio di overdose fatale in coloro che usano oppiacei in presenza di malattia polmonare cronica (6; 7). Le persone che usano oppioidi potrebbero inoltre interpretare erroneamente come sintomi di astinenza le manifestazioni simil-influenzali della SARS-CoV2, tra cui febbre (con sudore), dolori e affaticamento.

La diffusione di Metanfetamine, (farmaci altamente tossici in grado di provocare gravi danni polmonari e cardiomiopatia dilatativa) (8) così come del resto di psicostimolanti e THC mettono i clinici in uno stato di forte preoccupazione riguardo alla possibilità di un incremento del rischio di esiti avversi da Covid-19 (9).

Date le vulnerabilità descritte, le persone con DUS possono sollevare sfide enormi per la prevenzione, lo screening, l’isolamento e il trattamento di Covid-19.

Confrontate con la popolazione generale inoltre le persone che usano stupefacenti tendono ad avere maggiori probabilità di malattie in comorbilità (10), un aumentato rischio di problemi economici, marginalità sociale, difficoltà nella comprensione delle informazioni relative alle misure di distanziamento sociale, ostacoli nell’accesso ai trattamenti sanitari anche a causa di fenomeni discriminatori e stigmatizzanti degli operatori sanitari stessi (11).

Il ridotto accesso ai trattamenti potrebbe incrementare il ricorso all’uso di sostanze e produrre maggiori rischi di sovradosaggio dovuti anche al ricorso al mercato illegale.

Va ricordato che il supporto sociale, la possibilità di condividere spazi, emozioni, esperienze e difficoltà con gli altri è un elemento importante del processo di cura, mentre l’isolamento sociale può rappresentare un fattore di rischio di ricaduta; le regole legate al distanziamento sociale seppur fondamentali per ridurre la diffusione del virus, hanno comportato per i nostri pazienti un vero e proprio deterioramento della loro rete di supporto informale.

Una preoccupazione particolare riguarda le persone con DUS ospitate in carcere, si è osservato un aumento di violenze, distruzione di luoghi e oggetti, saccheggi di materiale farmaceutico (sostanze psicotrope, metadone, ecc.)  con conseguente morte da overdose; l’impatto sui media e sull’opinione pubblica è stato enorme ed ha messo in luce le problematiche legate a situazioni di vita in cui l’infezione può diffondersi rapidamente e senza argine.

In sostanza possiamo affermare senza timore di smentita, che Covid-19 ha rappresentato un vero tsunami per questa popolazione e per tutti i servizi che si occupano di loro; in un quadro impossibile da immaginare solo qualche mese fa è stato necessario riorganizzazione totalmente piani di cura,  modalità di accesso e indicazioni.

Il presente lavoro vuole essere un piccolo contributo che si pone lo scopo di rappresentare, descrivere e offrire una narrazione del lavoro nel Centro Semiresidenziale Terapeutico Riabilitativo “Stella Polare” della ASL ROMA1 nella fase attuale, ma anche di condividere con i colleghi la nostra esperienza e invitare gli operatori della salute mentale ad accettare le sfide che questa fase comporta.

L’esperienza del Centro Diurno “Stella Polare”

Dal 1998 ad oggi la ex Asl RME ha promosso le attività del Centro Diurno “Stella Polare” per il trattamento psico-socio-riabilitativo di persone dipendenti da sostanze anche in presenza di comorbilità psichiatriche.

I percorsi semiresidenziali terapeutico-riabilitativi sono fondati sulla relazione, e quelli dedicati alle patologie da dipendenza non fanno certo eccezione. Lo spazio del Centro Diurno e l’insieme delle relazioni strutturanti che vi hanno luogo, generano un setting contenitivo, rassicurante, che orienta i pazienti e li sostiene nel faticoso incedere verso il superamento della propria patologia oppure verso la capacità di gestirla, di controllarne le manifestazioni. Un transitorio trasferimento della dipendenza, in senso ampio, dalla sostanza al contesto di cura, è in genere un passaggio ineludibile, generativo, necessario, ed alle persone che si affidano al servizio vanno garantite continuità e sicurezza.

Coniugare questi due aspetti, al progredire della pandemia da Covid19, riducendo l’esposizione al contatto interpersonale e traslando gran parte delle attività in modalità operative basate sui sistemi telematici, è stata, (sia per gli operatori sia per i beneficiari) un’operazione complessa, non indolore.

Ci si è trovati di fronte ad uno scenario del tutto imprevisto, dove le nuove prassi hanno dovuto essere sviluppate ed adattate in itinere (pur potendo fare riferimento a precedenti assimilabili, avvenuti in altri contesti, oppure alle linee guida in materia di gestione delle epidemie rese disponibili dall’OMS, dallo IASC e da altre organizzazioni dotate di protocolli emergenziali).

Già all’indomani dell’11 Marzo 2020 è stato necessario riorganizzare il Servizio e l’offerta terapeutica rivolta ai nostri pazienti secondo 2 parametri fondamentali:

  • Mantenimento della continuità terapeutica
  • Garanzia della tutela della sicurezza e della salute, tanto degli utenti e delle loro famiglie, quanto delle lavoratrici e dei lavoratori

 

Report dalle Attività Cliniche: Psicoterapia Individuale e di Gruppo

Ancor prima di monitorare e seguire i nostri pazienti è stato necessario ascoltare noi stessi, le nostre reazioni, i nostri stati d’animo.

Pensare alla psicoterapia ed a tutte le attività, fino a quel momento erogate, in termini di assenza di uno spazio fisico e concreto ha suscitato delle perplessità e resistenze iniziali, molte le domande e diversi i timori.

La flessibilità psicologica e la resilienza a cui si è attinto, in questo periodo stressante, ha permesso di superare una diffidenza iniziale e di considerare la modalità da remoto come una forma di setting specifica, caratterizzata dalla regolarità di sedute, in un’ottica di protezione verso sé stessi e gli altri.

Questa accezione, condivisa con i nostri pazienti, ha permesso di esplorare tutte le loro remore in merito all’uso della modalità telematica. E’ stata nostra cura non solo ribadire l’importanza di continuare ad aprirsi ed affidarsi all’équipe al fine di favorire la continuità del lavoro terapeutico, ma garantire la strutturazione e le tecniche solitamente impiegate, tipiche della terapia cognitivo-comportamentale e dunque sedute caratterizzate da un ordine del giorno e compiti tra una sessione e l’altra.

L’isolamento forzato, i drastici cambiamenti nello stile di vita e nella libertà individuale, lo stravolgimento della routine quotidiana, la distanza sociale hanno generato nei nostri pazienti un’ulteriore sensazione di spaesamento.

Diversi i vissuti e le difficoltà sperimentate.

Il lavoro effettuato e la consegna di materiale di lettura ed homework ai pazienti (CBT integrata alle terapie di terza onda) ha permesso loro di proseguire l’esplorazione del loro mondo interno, percorso iniziato con la frequentazione del centro diurno, al fine di favorirne il cambiamento.

Nello specifico, considerata la complessità  dei nostri pazienti, il lavoro è stato strutturato come segue:

  • psicoeducazione in materia di COVID-19
  • riconoscimento degli schemi mentali disfunzionali, identificazione degli errori cognitivi del pensiero e ristrutturazione degli stessi
  • monitoraggio dell’umore e del senso di alienazione
  • gestione della noia, apatia e della solitudine legate al cambio di stile di vita ed ai lunghi periodi trascorsi in casa
  • gestione della frustrazione a causa dell’assenza di libertà di movimento e l’impossibilità di poter svolgere quelle attività a cui prima si dedicava del tempo
  • strutturazione del tempo ovvero riorganizzazione di ogni singola giornata ponendo il focus sull’importanza di uno stile di vita salutare caratterizzato da un’alimentazione consapevole, sana ed equilibrata onde evitare di anestetizzare le emozioni “scomode” ed una buona qualità del sonno
  • individuazione di strategie funzionali per gestire l’isolamento ed il senso di precarietà legati all’emergenza

Nel contesto dell’operatività di Stella Polare vi sono diverse tipologie di gruppo terapeutico, preziosa è l’esperienza di chi ha gestito lo spazio settimanale di condivisione-elaborazione di tematiche emergenti di gruppo e familiari. Ciò ha permesso all’equipe di osservare l’impatto che i cambiamenti in atto hanno determinato sul piano sistemico.

Le relazioni fra i pazienti e le loro famiglie (o persone conviventi), già “contenute”, monitorate e facilitate dagli interventi (talvolta prescrittivi, talvolta di mediazione) del CDSP, hanno vissuto una brusca intensificazione per ovvie ragioni, legate alla convivenza “forzata”, giorno e notte, nell’ambiente di casa. Nella generalità dei casi, superate alcune iniziali criticità, ciò si è tradotto in ritrovati equilibri e, per buona parte di loro inaspettatamente, in un deciso miglioramento delle capacità di comunicazione interne ai sistemi.

Inoltre si è manifestata in tutta evidenza la relazione di interdipendenza fra i beneficiari, che in relazione alla riduzione delle possibilità di scambio con i loro pari esprimono dispiacere, disagio mitigato dagli incontri online di gruppo e dai fugaci ritrovi – a distanza, con DPI, in prossimità del servizio – che si realizzano in occasione delle analisi dei metaboliti urinari e consegna degli elaborati scritti.

Pertanto sono state intensificate le attività di gruppo (online) poiché il desiderio di condividere, di vedersi e sostenersi vicendevolmente, esplicitati dalla generalità dei beneficiari ed il ruolo motivante del gruppo sono emersi inequivocabilmente dalle risposte al questionario dedicato alla valutazione delle attività in tempo di Covid-19, predisposto dall’équipe del Centro Diurno e completato online in forma anonima le cui osservazioni verranno esposte a breve.

Il gruppo ABC, altro tipo di terapia di gruppo presente tra le attività del centro, sensibilizza e facilita i pazienti alla ristrutturazione cognitiva con lo scopo di renderli consci dei propri processi di pensiero automatici, di quanto questi siano modellati sulle esperienze e dunque di verificarli e correggerli. L’obiettivo è ampio: allargare la comprensione considerando punti di vista diversi dal proprio (riconoscere l’Altro), imparare a gestire le emozioni derivanti dai pensieri  e quindi  agire secondo schemi più funzionali al proprio benessere. Da questo punto di vista l’emergenza Covid come “inatteso” minaccioso e ineludibile, costituisce una situazione stimolo in grado di elicitare pensieri (da cui emozioni e comportamenti) che molto facilmente presentano distorsioni e amplificazioni problematiche.

Gli utenti hanno visto aggiungersi alle loro fragilità una difficoltà concreta di cui occuparsi, senza

perdere di vista il compito di recupero personale.

La penalizzazione degli aspetti paraverbali ha di fatto lasciato maggior spazio all’interpretazione personale del messaggio e quindi a possibili fraintendimenti. La carica affettiva ha interferito le capacità attentive (spesso già penalizzate) ed è stato dunque necessario ripetere, riformulare, specificare, sensibilizzare, molte volte anche messaggi educativi basici, istruzioni concrete o semplici regole.

La perdita dell’apprendimento vicario (possibile solo nel lavoro in gruppo in presenza) è stata così in parte compensata dall’intensificarsi della riflessione sulle tematiche personali, dedicando a ognuno tempo e spazio a volte inconciliabili con il setting gruppale.

La risposta ai compiti terapeutici è stata nel complesso positiva, quasi tutti gli utenti hanno provato ad applicare a largo raggio la strategia di cercare di considerare più prospettive, ricercando una visione capace di produrre esiti più funzionali.

Il carattere costrittivo delle situazioni che si sono venute a creare in casa ha aumentato la frequenza e l’intensità con cui certe dinamiche hanno ripetuto i loro effetti, da una parte rendendole più evidenti (e quindi oggetto d’analisi), dall’altra rendendo più difficile per i pazienti il minimo distacco necessario per darsi il tempo di organizzare risposte più efficaci.

In questa chiave è emersa una lettura dell’allentamento del legame quotidiano con il Centro come un’opportunità unica di attuare in eccezionali condizioni di protezione una sorta di test prova insicurezza in cui sperimentare maggior autonomia potendo però contare sulla “protezione” degli operatori da remoto e quella fisica dei familiari.

E’ stato inoltre garantito un monitoraggio adeguato delle terapie psichiatriche con cadenza settimanale. Le terapie prescritte ed eventuali adeguamenti sono state conservate sia su carta che sul computer del Centro, consegnandone una copia ad ogni paziente.

Infine è stato mantenuto un adeguato sostegno sociale fornendo anche un supporto e monitoraggio

nella gestione della quotidianità e delle abilità sociali dei pazienti.

A causa dell’emergenza sanitaria molti Enti/Associazioni hanno dovuto sospendere le loro lezioni in aula e questo ha generato sconforto soprattutto per alcuni pazienti per il quale era stato definito un programma finalizzato al reinserimento lavorativo. Momenti di “abbattimento” spesso possono condurre a delle ricadute, pertanto anche i colloqui sociali sono stati di supporto al fine di far comprendere ai beneficiari che il progetto era solo parzialmente interrotto. In questa fase è stato importante trovare nuove soluzioni e rafforzare l’autodeterminazione, fornendo loro semplici suggerimenti, tenendo conto dei loro bisogni, ponendo il focus su come gestire al meglio il tempo libero o ad esempio esercitandosi per la preparazione ad un colloquio di lavoro.

 

Questionario e analisi dei dati

L’equipe del Centro Diurno ha elaborato recentemente un questionario rivolto ai pazienti al fine di esplorare ulteriormente vissuti, emozioni, condizioni di salute e conseguenze del lockdown sulla loro vita personale e familiare. Lo strumento è stato anche pensato come forma di valutazione e soddisfazione delle attività proposte dallo staff. Da questo strumento si potranno quindi raccogliere informazioni utili anche per la post emergenza.

La consegna e la compilazione sono state eseguite online utilizzando note piattaforme che per la semplicità di risposta sono risultate gradite dall’utenza.

Lo strumento è a disposizione di chi ne faccia richiesta.

Campione

Il CDSP ospita 8 pazienti in regime di semiresidenzialità e 2 in fase di svincolo con gruppo settimanale di monitoraggio.

Maschi e femmine sono quasi equamente distribuiti (Maschi 60%, Femmine 40%).

N
Maschi 6
Femmine 4
TOT 10

 

Classi di Età

Età  M  F Totale
1-   da 18a a 35a 3 0 3
2-  Da 35 a 60a 3 4 7
Totale 6 4 10

 

La maggior parte dei nostri pazienti è rappresentata nella fascia di età compresa tra 35 e 60 anni (Media Campione=43 anni).

Le femmine sono mediamente più adulte dei maschi (MF=48,7anni vs MM=37,3).

 

 

 

Sostanza D’Abuso primaria

Maschi Femmine
Alcol 1 17% 2 50%
Cocaina 5 83% 1 25%
Oppiacei 0 1 25%
TOT 6 100% 4 100%

 

 

La sostanza d’abuso primariamente presente nella popolazione maschile è la cocaina, per le femmine è l’alcol.

 

Diagnosi psichiatrica

N
Maschi Femmine TOT
Disturbo di Personalità 5 1 6
Disturbo Schizoaffettivo 1 1 2
Disturbo Ossessivo Compulsivo 2 2
TOT 6 4 10

 

Come si può osservare nel nostro campione i disturbi di personalità sono maggiormente rappresentati nella popolazione maschile e il DOC in quella femminile.

Di seguito, verranno commentati i risultati più interessanti del questionario proposto agli utenti.

Gli ospiti di Stella Polare ritengono di aver ricevuto informazioni adeguate in merito all’epidemia in corso, ed altrettanto, considerano valide le indicazioni ricevute circa l’adozione di precauzioni comportamentali atte a contenere i contagi (uso di gel, mascherine, distanziamento fisico, misurazione / monitoraggio della temperatura corporea, …). L’équipe di Stella Polare può quindi ritenersi soddisfatta per la completezza e la tempestività delle informazioni trasmesse.

La gran maggioranza degli ospiti considera molto adeguate sia le informazioni ricevute in merito all’infezione in corso sia le disposizioni / indicazioni relative alle prassi di sicurezza ed all’uso dei DPI nelle occasioni di frequenza del Centro Diurno.

L’utilità delle attività di sostegno offerte dal CD Stella Polare in forma riadattata a seguito dell’emergenza Covid19 è chiaramente percepita.

Lo sforzo prodotto dall’équipe del CD Stella Polare al fine di offrire continuità di servizio pur a difficili condizioni sembra aver prodotto i risultati attesi e l’impegno profuso viene riconosciuto dagli ospiti del CD che si sono sentiti abbastanza o molto facilitati.

I bisogni di sicurezza e prevenzione degli ospiti sono dunque stati correttamente inquadrati ed hanno ricevuto risposte adeguate.

Qualche difficoltà di adattamento si è manifestata, e l’équipe ha attivato forme di tutoraggio / assistenza per qualche difficoltà nell’uso delle tecnologie, trasmettendo istruzioni facilitanti, per quanto possibile.

Si osserva che ben il 66,7% degli ospiti tende a “perdere il ritmo” e ad avere difficoltà nella gestione del tempo, nonostante le pur apprezzate indicazioni e malgrado il trasferimento di strumenti da parte dell’équipe del CD Stella Polare. Il confinamento si traduce in forme di disorganizzazione del proprio programma quotidiano, poiché i riferimenti temporali abituali non sono più presenti.

Anche il ritmo sonno-veglia risente delle restrizioni imposte dalla quarantena: due terzi degli ospiti dorme peggio di prima, qualche volta o sempre.

D’altro canto, è interessante notare che soltanto un terzo degli ospiti di Stella Polare riporta di mangiare in modo disordinato dall’inizio della quarantena: probabilmente il tempo trascorso a casa consente di avere maggiore cura di sé sul piano alimentare.

Sembra presente una certa irritabilità che si manifesta sempre nel 16,67% dei casi e qualche volta nel 66,7%.

Solo il 16,7% dichiara di non sentirsi mai irritabile.

Soltanto un terzo di chi ha risposto al questionario dichiara di non sentirsi mai preoccupato: tutti gli altri esprimono un certo grado di preoccupazione, più costante in un terzo del totale (spesso o sempre), più sporadica in un altro terzo (qualche volta).

Sembra presente anche una certa adesione alle indicazioni di staff in materia di rilassamento ed esercizi per il mantenimento della forma fisica. La totalità degli ospiti riporta di impegnarsi sempre (50%) o qualche volta (50%) in almeno una delle due attività.

Purtroppo, l’adesione alle proposte terapeutiche riabilitative, la disponibilità ad impegnarsi nell’utilizzo dei materiali di auto-aiuto e gli interventi terapeutici ed educativi erogati non sono sempre in grado di controllare pienamente l’esprimersi delle patologie in essere: la complessità dei casi clinici in cura si evince anche dalla fragilità, dalla facilità con cui, talvolta, ai nostri ospiti viene in mente di “mollare tutto”.

Il rapporto con i conviventi (familiari e partner dei beneficiari di intervento) appare solido: come già riscontrato altrove, le relazioni sembrano aver nella maggior parte dei casi risentito positivamente del confinamento.

Ciò non impedisce comunque alle persone di percepire acutamente l’isolamento che la quarantena produce: abituati a frequentazioni quotidiane (centro diurno, palestre, attività esterne, amicizie) i nostri ospiti, qualche volta o sempre, sperimentano con sofferenza uno stato di solitudine (in parte attribuibile anche alla trasformazione esistenziale in corso, con l’abbandono di vecchie abitudini e compagnie.

In contraddizione con le risposte alla domanda “da quando sono in quarantena perdo il ritmo” che evidenziavano una certa difficoltà, la programmazione delle giornate sembra non aver risentito particolarmente dei cambiamenti in corso.

Purtuttavia, qualche volta (da notare, non sempre, non spesso) appare il bisogno impellente di uscire, la sensazione di essere vicini ad esplodere. Per i nostri assistiti, forse ancor più che per la media delle persone, la sensazione di “essere in gabbia” si fa sentire…

Un certo grado di sofferenza legata al confinamento si esprime nel pensiero orientato all’uso di sostanze, di fatto aumentato in un terzo degli ospiti, pur essendo diminuito nel 16,7% e rimasto stabile per la metà dei beneficiari di intervento. L’incertezza in merito al futuro, alla possibilità di completare il proprio percorso terapeutico – riabilitativo e relativa alle difficoltà di reinserimento socio-lavorativo, nel contesto generale presente, sembrano incidere sui livelli di stress dei beneficiari, ed indurre il riaffiorare di pensieri legati ad antiche, disfunzionali modalità di coping. Sarà dunque compito dell’équipe di Stella Polare dedicare attenzione a queste manifestazioni emotivo-cognitive al fine di prevenirne le ricadute comportamentali.

Conclusioni

I nostri pazienti e l’intero mondo dei servizi ad essi rivolto sta vivendo un momento estremamente complesso ma non esente da riflessioni, scoperte e persino opportunità. L’uso di strumenti informatici ha permesso di ri-pensare al nostro saper fare, e può rappresentare un’occasione per apprendere nuovi strumenti di lavoro e di formazione.

L’uso dei mezzi digitali nell’ambito dell’informazione, prevenzione e trattamento dei disturbi mentali è appena all’inizio della sua storia e presenta potenzialità ancora inesplorate.

Alcune persone hanno timori e pregiudizi verso la propria sofferenza mentale e la possibilità di rivolgersi alla rete rappresenta spesso la prima forma di richiesta di aiuto.

Questi individui potrebbero essere agganciati e seguiti da casa almeno in una prima fase con conseguenti ricadute sulla riduzione dei costi dell’assistenza sanitaria e la possibilità di intervento su un bacino molto ampio di utenza.

Alcune tecnologie (es. Applicazioni per smartfone) potrebbero essere costruite/implementate per monitorare i sintomi e insegnare ai pazienti a gestirli meglio (immaginiamo l’importanza che avrebbe per  il nostro lavoro la possibilità di dotarsi di strumenti per osservare e gestire il craving),  la psicoeducazione potrebbe essere costruttivamente ampliata e diffusa su piattaforme FAD e anche una larga parte della testistica (es. test  sui processi cognitivi, memoria, apprendimento, funzioni esecutive) può essere agevolmente riprodotta in modalità online.

Nel mondo poi già esistono esperienze di terapie psicologiche che utilizzano tecnologie digitali (Hedman et al. Internet-based Cognitive-Behavioural Therapy for severe health anxiety:  Randomised Controlled Trial. Br. J. Psychiatry 2011) che hanno dato risultati molto incoraggianti.

In accordo con altri colleghi italiani che hanno affrontato come noi le sfide indotte da Covid-19 riteniamo inoltre che ci siano delle importanti indicazioni da tenere a mente per evitare o ridimensionare l’impatto che una epidemia potrà avere ancora nel nostro paese (12).

In primo luogo la necessità di dotare i servizi di adeguati strumenti di tecnologia e procedure sanitarie anche in modalità online, il personale andrebbe formato al riguardo e anche l’utenza deve essere sensibilizzata. Il nostro paese gode di eccellenze ma distribuite a macchia di leopardo, l’eterogeneità di risorse a disposizione delle varie regioni andrebbe necessariamente uniformata. E’ altresì necessario l’investimento in risorse e personale, la crisi indotta dal  Covid-19 presumibilmente sarà pagata anche da in termini di salute mentale, e nei prossimi mesi potremmo aspettarci un massiccio aumento delle richieste di consultazione. L’uso delle tecnologie come sopra evidenziato potrebbe aiutarci a ridurre le liste di attesa.

Andrebbero implementate inoltre le conoscenze, le competenze e la formazione in termini di gestione psicosociale di eventi catastrofici, e quindi tutta l’area della psicologia delle emergenze permettendo al personale di incrementale le proprie competenze.

Andrebbero poi studiati e approntati piani di intervento rapidi che possono scattare in una situazione di crisi in modo tale da ridurre al minimo possibile il disagio per le persone.

La lotta al Covid-19 sta procedendo bene, in queste settimane il numero dei contagi e dei decessi è in netta diminuzione, ci aspetta ora una nuova sfida, attrezzare i servizi al nuovo mondo post emergenza. NOTE BIBLIOGRAFICHE

 

[1] https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019

[2] E. Vieta, V. Perez, C. Arango. Psychiatry in the aftermath of COVID-19. Rev. Psiquiatr Salud Ment., 23 Aprile 2020.

[3] A. Dunlop, B. Lokuge, D. Masters et al., Challenges in maintaining treatment services for people who use drugs during the COVID-19 pandemic. Harm Reduct J. 6 Maggio 2020

[4] Wu Z, McGoogan JM. Characteristics of and important lessons from the coronavirus disease 2019 (COVID-19) outbreak in China: summary of a report of 72 314 cases from the Chinese Center for Disease Control And Prevention. JAMA. 2020.

[5] National Institute of Allergy and Infectious Diseases. Coronaviruses. Reviewed 13 March 2020. Accessed at www.niaid.nih.gov /diseases-conditions/coronaviruses on 18 March 2020.

[6] Leece P, Cavacuiti C, Macdonald EM, et al; Canadian Drug Safety and Effectiveness Research Network. Predictors of opioid-related death during methadone therapy. J Subst Abuse Treat. 2015.

[7] Vozoris NT, Wang X, Fischer HD, Bell CM, O’Donnell DE, Austin PC, et al. Incident opioid drug use and adverse respiratory outcomes among older adults with COPD. European Respiratory Journal. 2016

[8] Zhao SX, Kwong C, Swaminathan A, et al. Clinical characteristics and outcome of methamphetamine-associated pulmonary arterial hypertension and dilated cardiomyopathy. JACC Heart Fail. 2018

[9] Volkov ND; Collision of the COVID-19 and Addiction Epidemics Ann. Inter. Med 2 Aprile 2020

[10] Schulte MT, Hser Y-I. Substance use and associated health conditions throughout the lifespan. Public health reviews. 2013

[11] Van Boekel LC, Brouwers EP, Van Weeghel J, Garretsen HF. Stigma among health professionals towards patients with substance use disorders and its consequences for healthcare delivery: systematic review. Drug and alcohol dependence 2013.

[12] G. De Girolamo, G. Cerveri, m. Clerici Mental Health in the Coronavirus Disease 2019 Emergency—The Italian Response. Jama Psychiatry 30 Aprile 2020

 

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